Valle Sacchetta Sacchettina

Valle Sacchetta Sacchettina
visitata lo scorso 13 novembre

giovedì 31 marzo 2011

da nationalgeographic.it

Mare
acido

L’anidride carbonica che immettiamo nell’aria penetra anche nel mare e ne provoca l’acidificazione. Fra cent’anni avremo ancora ostriche, mitili e barriere coralline? Anteprima da Nat Geo aprile

martedì 29 marzo 2011

da slowfish.it

Slow Fish 2011 dal 27 al 30 maggio

È stata presentata oggi, a Genova presso Palazzo San Giorgio, la quinta edizione di Slow Fish, manifestazione internazionale dedicata al mondo ittico e agli ecosistemi acquatici, che si terrà a Genova dal 27 al 30 maggio. All’incontro, introdotto da Luigi Merlo, presidente Autorità Portuale di Genova e da Paolo Odone, presidente Camera di Commercio di Genova, sono intervenuti Marisa Bacigalupo, di Fondazione Carige, Claudio Burlando, presidente Regione Liguria, Carlo Petrini, presidente Slow Food.

Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, ha evidenziato: «Questa sarà la più importante edizione di Slow Fish, per i nuovi elementi, come la collaborazione con il Festival della Scienza di Genova grazie alla quale diversi incontri di approfondimento (Parlami di Mare) si terranno in prestigiose sedi del centro cittadino. Ma anche perché per la prima volta la Commissaria europea agli Affari marittimi e pesca, Maria Damanaki, parteciperà a Slow Fish, individuando nella nostra manifestazione elementi di coerenza con la sua politica. Fin dall’inizio Slow Fish non è stata solamente una fiera, ma un laboratorio di riflessione politica, culturale ed economica sui temi degli habitat acquatici. La scelta non è stata facile e il percorso lungo, ma oggi possiamo affermare che la manifestazione permette di riconoscere Genova come una delle capitali della pesca e non solo del Mediterraneo. Il paradosso è che nonostante questo ci confrontiamo con una riduzione delle risorse economiche di circa il 30%, ma speriamo nei prossimi mesi nel sostegno di altri soggetti sensibili a queste tematiche per offrire ai visitatori una manifestazione sempre più varia».

Marisa Bacigalupo, in rappresentanza del vicepresidente di Fondazione Carige, Pierluigi Vinai: «A partire dal 2009 la Fondazione ha lanciato un nuovo segmento dedicato ai progetti di sviluppo locale, tra cui Mareterra di Liguria, che prevede una serie di azioni che coinvolgono tutto il tessuto produttivo e le scuole della regione ».

Claudio Burlando, ricordando la nascita della collaborazione con Slow Food: «Abbiamo cominciato sette anni fa a confrontarci con Carlo Petrini creando un legame tra tutela del mare e della terra. Oggi Slow Food è radicata in tutto il territorio ligure dove registriamo il numero più alto in Italia di Orti in Condotta curati dalle scolaresche, i Presìdi continuano a crescere e abbiamo inaugurato due Mercati della Terra, quello di Cairo Montenotte e, lo scorso fine settimana, quello di Sarzana. La manifestazione non è solo un evento ormai consolidato, ma un momento di riflessione su noi stessi e sulle scelte di politica economica che ci hanno portato a dissipare le più importanti risorse. Slow Fish è una goccia nell’oceano, ma allo stesso tempo un segnale che insieme a tanti altri può contribuire a cambiare il corso degli eventi. La Liguria senza pescatori non avrebbe senso: la piccola pesca artigianale non è solamente un fattore culturale, ma una risorsa economica centrale. Anche per questo abbiamo deciso, nonostante le difficoltà dovute al periodo di crisi, di continuare a sostenere Slow Fish».

«È una magra consolazione – sottolinea Carlo Petrini ribadendo un concetto espresso da Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish - sapere che avevamo già denunciato alla prima edizione della manifestazione lo stato in cui versano i nostri mari. È necessario cambiare i nostri paradigmi quando parliamo di cibo. Innanzitutto dobbiamo ridare valore al cibo e non considerarlo come una commodity, solo ed esclusivamente in base al prezzo del prodotto finito. Per far ciò dobbiamo riconoscere il contributo dei piccoli pescatori, vero presidio del mare, come sono i contadini per l’agricoltura. Questo ruolo deve essere anche riconosciuto dalla politica agricola: non è pensabile che l’80% dei contributi europei sia destinato al 20% dei produttori, perché si considera solo la quantità e non le esternalità positive, come il mantenimento della fertilità dei suoli e l’assetto idrogeologico». E concludendo il suo intervento ha lanciato un proposta: «A Slow Fish dobbiamo far si che la Commissaria europea Damanaki incontri i piccoli pescatori del Mediterraneo. Dall’altro lato del Mare Nostrum sta cambiando il mondo e noi dobbiamo lanciare ponti di pace e non alzare barriere. Genova con Slow Fish deve diventare il luogo di scambio economico e culturale che è sempre stato. Capofila di questo momento di confronto devono essere i piccoli pescatori del Mar Ligure e di Lampedusa».

A partire da oggi sul sito http://www.slowfish.it/è disponibile il programma completo di Incontri con il PescAutore – Granai della Memoria, Laboratori e Teatri del Gusto (prenotabili on line), e delle conferenze di approfondimento dei Laboratori dell’acqua e Parlami di Mare. Nel sito ampio spazio è dedicato alla campagna internazionale Slow Fish, lanciata da Slow Food per informare i consumatori, valorizzare il pesce buono, pulito e giusto, e agevolare il confronto fra gli attori.

Slow Fish è organizzato da Regione Liguria, Slow Food e Mareterra di Liguria – Fondazione Carige con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Provincia di Genova, Comune di Genova, e il sostegno della Camera di Commercio di Genova.

lunedì 28 marzo 2011

da slowfood.it


Sussidi Ue alla pesca illegale
24/03/2011 - Sloweb
Oltre 26 milioni di euro, dal 1994 al 2010, elargito dall'Ue a favore di oltre 130 pescherecci - italiani, francesi e spagnoli - che in molti casi erano già stati sanzionati per infrazioni gravi. Come offrire sussidi a chi è stato condannato per furto. Oltre novanta organizzazioni ambientaliste, tra cui Wwf, Greenpeace, il Gruppo Ambiente Pew e la coalizione Ocean 2012, hanno consegnato una lettera aperta al Presidente Jose Luis Barroso, affinché la Commissione europea intraprenda azioni concrete verso un’abolizione dei sussidi dannosi per l’ambiente.

Il meccanismo è semplice, ma evidentemente funziona male: i fondi passano dall' Europa agli Stati membri. Qui, i ministeri competenti - in Italia quello delle Politiche agricole - li distribuiscono tramite le Regioni ai pescatori, non tenendo conto delle loro infrazioni.

Per Francia e Spagna, parla chiaro una lunga lista, pubblicata sul sito Fishsubsidy.org, che rivela la quantità di denaro pubblico, oltre 13,5 milioni di euro dal 1994 al 2006, elargito in favore di 36 pescherecci sanzionati per infrazioni gravi. Situazione ancora peggiore in Italia, dove circa 100 barche da pesca, molti dei quali ripetutamente multati per pesca illegale con reti derivanti (spadare e ferrettare), hanno ricevuto 13,8 milioni di euro in aiuti pubblici, tra 1999 e 2010.

Tra i casi più evidenti: tra il 2005 e 2006 il peschereccio Sibari II viene sanzionato tre volte per attività illegale con le spadare. Nel giugno 2006 gli vengono sequestrate 11 km di spadare, mezza tonnellata di pescespada e 150 kg di tonno. Dopo pochi mesi riceve 545.000 euro di contributi pubblici. In Spagna nel 2005 la barca Hodeiertza riceve una sanzione per pesca illegale in acque francesi. Costruita con 1,2 milioni di euro di fondi europei, dopo essere stata sanzionata, riceve altri 31.906 euro per ammodernamento nel 2006. Un recente caso mostra, inoltre, la disinvoltura con la quale la Spagna, paese che riceve il 46% degli aiuti comunitari, assegna gli aiuti pubblici nazionali. Nel giugno del 2010, l’impresa ittica spagnola Albacora, proprietaria del peschereccio Albacore Uno, riceve una multa di 5 milioni di euro dal governo degli Stati Uniti per pesca di frodo nelle acque statunitensi. Quattro mesi dopo riceve dal governo spagnolo 307.000 euro per aumentare il livello di sicurezza della sua flotta a rischio pirati nell’Oceano Indiano. In Francia, dove arrivano il 9% dei fondi, nel 2005, dopo aver ricevuto 350,000 di aiuti pubblici, il peschereccio La Pérouse viene fermato per pesca con attrezzi vietati.

La pesca illegale Inn (non dichiarata e non regolamentata), produce un fatturato annuale di oltre 10 miliardi di euro, e raggiunge livelli ragguardevoli anche in acque europee (tra le stime: 66% di tutto il pescato nel Mare del Nord, 50% degli sbarchi di tonno e pescespada nel solo Mediterraneo).

Guarda la lista dei pescherecci illegali che hanno ricevuto sussidi

Fonte:
Corriere.it
fishsubsidy.org
 

da legapesca.coop

L’ EUROPA DÁ SCACCO ALLA PESCA: ARRIVA IL NUOVO REGOLAMENTO UE SUL CONTROLLO
Con la pubblicazione delle norme attuative del Reg. 1224/2009 si completerà il calendario di entrata in vigore di un complesso di norme largamente inapplicabili. Il pericolo è l’effetto illegalità diffusa.
Installazione a bordo di nuovi sistemi di identificazione automatica, nuovi giornali di pesca e dichiarazione di sbarco delle catture cartacea o a trasmissione elettronica secondo la lunghezza della imbarcazione, pesatura a bordo delle catture, note di vendita elettroniche, sanzioni per infrazioni gravi e registro delle infrazioni con licenza di pesca a punti, marcatura degli attrezzi da pesca, tracciabilità e sistemi di controllo della commercializzazione, ed altro ancora: la pesca europea sta per diventare un sorvegliato speciale con nuovi numerosi adempimenti a carico degli operatori e dell’Autorità marittima. Manca solo la telecamera a bordo – di cui a Bruxelles era anche stata ventilata la proposta – per avviare un assurdo “grande fratello” su ogni peschereccio. Il nuovo mostro iperburocratico sta per essere completato con le norme attuative - approvate dal Comitato di gestione della CE la settimana scorsa - che dopo una breve procedura scritta verranno pubblicate all’inizio di Aprile. A nulla sono valse le proteste e le richieste a rivedere un provvedimento che metterà in seria difficoltà la pesca europea, con iniziative che le Associazioni europee e di tutti gli Stati membri hanno sviluppato durante tutto l’iter. Anche la speranza che nelle norme attuative vi fosse qualche elemento migliorativo è stata vana: la CE ha portato a termine una crociata che non potrà che ritorcersi contro la pesca europea e le finalità dello stesso Regolamento. E’ infatti evidente che al di là del mero appesantimento burocratico, diversi problemi tecnici, operativi ed economici metteranno in mora la pesca di diversi Stati membri per la seria difficoltà di attivazione di una macchina infernale, che richiederà interventi a bordo, nei punti di sbarco e negli uffici dell’Autorità marittima, che dovrà ricevere ed ordinare dichiarazioni quotidiane, elettroniche e cartacee, provenienti da ogni singolo peschereccio in tutte le marinerie d’Italia dove si sbarca un pesce (e anche quando non si cattura niente!). Una tagliola ancora più grave se si considera che in caso di inadempienza dello Stato membro nella applicazione del Regolamento, la Commissione Europea ha la facoltà di sospendere i fondi comunitari del FEP a questo assegnati, prima ancora di aprire la procedura di infrazione. Da parte loro, molti operatori si rassegneranno ad operare fuori delle regole, con la inevitabile tentazione a consolidare ed allargare la sfera della propria forzata illegalità. In questa esplosiva situazione probabilmente fioriranno i soliti capipopolo che strumentalmente attribuiranno colpe e responsabilità a 360 gradi accusando tutti di non aver difeso la pesca italiana come fanno loro, e invitando i pescatori alla protesta, con l’appoggio di qualche politico locale o nazionale in cerca di facili consensi. Costoro illuderanno i pescatori sulla possibilità annullare il Regolamento, che essendo stato approvato da un Consiglio dei Ministri per essere modificato richiederà una lunga procedura ed un nuovo voto del Consiglio, come nel caso del regolamento Mediterraneo. In questo quadro, pur nella consapevolezza delle molteplici difficoltà, ma anche dei notevoli rischi degli operatori per i controlli e sanzioni che si moltiplicheranno nel prossimo periodo, il movimento cooperativo della pesca invita responsabilmente tutte le imprese ad attivarsi per raggiungere il massimo livello possibile di adeguamento al regolamento 1224/2009, assicurando nel contempo il proprio impegno per richiamare in tutte le sedi le Istituzioni nazionali e comunitarie sulla necessità di modificare l’approccio con cui applicare alla pesca europea i criteri della sostenibilità, salvaguardando l’ambiente, l’economia delle imprese, l’occupazione ed il ruolo sociale e culturale del settore.
associazione generale
cooperative italiane
AGCI AGRITAL
 
Via A. Bargoni, 78 - 00153 Roma
Tel. 06.583281 - Fax 06.58328350
confederazione cooperative
italiane
FEDERCOOPESCA
 
Via Torino, 146 - 00184 Roma
Tel. 06.48905284 - Fax 06.48913917
lega nazionale
cooperative e mutue
LEGA PESCA
 
Via A. Guattani, 9 pal. B – 00161 Roma
Tel. 06.4416471 - Fax 06.44164723

venerdì 25 marzo 2011

da ansa.it

(ANSA) - VENEZIA, 24 MAR - I pescatori veneti di molluschi di mare chiedono lo stato di crisi, a fronte di una riduzione dell'80% del pescato negli ultimi anni. I soci dei Consorzi di pesca Cogevo di Venezia e Chioggia oggi hanno consegnato 182 licenze all'Autorità Marittima di Venezia, nelle mani dell'ammiraglio Tiberio Piattelli. Ad ogni licenza corrispondono mediamente tre lavoratori marittimi.
Scopo della manifestazione è ottenere la dichiarazione dello stato di crisi da parte del presidente della Regione Veneto e il sostegno di Palazzo Balbi per un incontro urgente al ministero competente per un intervento straordinario a favore delle imprese.
"Da più di due anni - dicono i pescatori - un'intera economia e tutto l'indotto è al collasso, ci è impossibile far fronte alle spese familiari ordinarie". La protesta sottolinea il collasso del settore, con una riduzione del pescato dell'80% nel 2010 rispetto al 2006-2007. In seguito al mancato reddito registrato anche nei primi mesi del 2011 molte imprese hanno deciso di mettere in disarmo la propria imbarcazione e altre sono in procinto di farlo. (ANSA).

lunedì 21 marzo 2011

da nationalgeographic.it

di Paolo Guidetti
In Mediterraneo, culla di civiltà antiche, la pesca è praticata sin dalla preistoria. La piccola pesca tradizionale, pur nella sua attuale natura "commerciale", porta con sé una molteplicità di elementi culturali e storici, accumulatisi nei secoli e tramandati oralmente.

Le comunità di pescatori che vivono lungo le coste del Mediterraneo hanno molti tratti in comune, ma anche tantissime peculiarità che rendono il Mediterraneo una realtà straordinaria in termini di diversità culturale (non meno importante ed altrettanto soggetta ad erosione della diversità biologica).

La piccola pesca tradizionale sta tuttavia attraversando un periodo di crisi profonda e non sono pochi quelli che ormai la considerano "in via di estinzione”. Perdere per sempre questa attività tradizionale, tuttavia, significa perdere non solo un'attività che produce reddito ed occupa (direttamente o per indotto) moltissime persone, ma implica soprattutto le perdita di uno straordinario patrimonio di cultura.

È necessario, quindi, proteggere la diversità culturale del Mediterraneo tanto quanto quella biologica. Per la pesca tradizionale, questo obiettivo si può ottenere
indirizzandola verso la sostenibilità ecologica. Ciò può essere fatto sperimentando nuovi approcci.

Nelle Aree marine protette italiane (AMP), una parte (la zona A) è destinata alla conservazione (non vi si può pescare e non vi si può accedere), mentre una porzione ben più grande (le zone B e C) è destinata ad attività umane, pesca inclusa, da regolamentarsi nell'ottica della sostenibilità ecologica. Le AMP sono quindi lo scenario più adeguato per sperimentare nuovi approcci alla pesca tradizionale.

Presso l'AMP di Torre Guaceto, in Puglia, è stata fatta a riguardo un'esperienza unica.
L'AMP ha una zona centrale dove non è consentito pescare. Tale divieto è stato rispettato dal 2000 (quando è stato nominato il consorzio di gestione) al 2005, quando è iniziato un progetto di co-gestione adattativa della pesca tradizionale in cui il ruolo della ricerca è stato essenziale.

Si è provveduto ad identificare l'attrezzo di pesca meno impattante (cioè che non producesse gravi danni ai fondali, non pescasse i giovanili, né specie ecologicamente importanti) tra quelli tradizionalmente già usati dai pescatori.

Successivamente, insieme ai pescatori ed alla direzione dell'AMP (co-gestione), si è deciso di pescare solo una volta a settimana unicamente nella zona C dell'AMP, con reti più corte e maglie più larghe. Si è deciso inoltre che la pesca sarebbe stata monitorata per prendere di anno in anno le decisione più corrette per gestirla al meglio (questa è la componente 'adattativa').

I risultati: 1) dentro l'AMP, soprattutto in zona A, si è assistito negli anni ad un recupero della fauna ittica e dell'ecosistema nel suo complesso.

2) il recupero della fauna ittica dentro l'AMP ha prodotto il cosiddetto spillover, cioè la tendenza dei pesci, abbondanti dentro l'AMP e soprattutto nella zona A, ad uscire da essa, a vantaggio dei pescatori; grazie all'accordo di co-gestione in zona C dell'AMP i pescatori hanno mediamente realizzato dopo il 2005 catture tra due e tre volte superiori rispetto alle catture normalmente ottenute al di fuori dell'AMP